Transizione 4.0 e credito d’imposta: una soluzione molto più potente di quelle del pacchetto Calenda?

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Negli scorsi giorni è stata presentata al Mise la proposta per la prossima fase relativa agli incentivi per il supporto del manifatturiero avanzato chiamata “Transizione 4.0”. Attualmente il progetto è in fase di proposta, bisognerà pertanto attendere le eventuali modifiche in sede di inserimento all’interno della legge di bilancio e, soprattutto, le norme attuative che potrebbero cambiare (e non di poco) il processo di ottenimento dei benefici fiscali. In ogni caso una prima analisi delle misure proposte sembra evidenziare un miglioramento delle condizioni di accesso e/o le modalità di fruizione del beneficio fiscale.

Il meccanismo del credito d’imposta

Partendo dall’iperammortamento, la proposta prevede la trasformazione della misura in un credito d’imposta pari al 40 o 20% ( per investimenti tra 2,5 e 10 milioni) del valore dell’impianto su un orizzonte di 5 anni. Questa modalità rappresenta un meccanismo molto più potente dell’iperammortamento così come oggi disciplinato. Infatti, l’iperammortamento veniva fruito come ripresa in diminuzione dell’imponibile Ires/Ire e poteva essere goduto in un periodo variabile, e coincidente con il periodo di ammortamento del bene (sovente ben superiore ai 5 anni), quindi circa un anno e mezzo dopo l’inizio del suo effetto fiscale. Il credito d’imposta, invece, rappresenta un importo spendibile immediatamente per il pagamento di debiti tributari attraverso il semplice utilizzo della compensazione in F24.

Piano Impresa 4.0. Fonte MIse

È quindi cassa immediatamente spendibile dall’impresa nel mese di gennaio dell’anno in cui è possibile godere del beneficio. Le aliquote proposte non si discostano molto dalla proposta iniziale del beneficio dell’iperammortamento (con l’originale 250% il risparmio si attestava intorno al 36% del valore del bene) mentre è un po’ inferiore rispetto alle aliquote attualmente in vigore per investimento fino a 2,5 milioni (270% con un beneficio stimabile intorno al 40,8%) ma riduce ne riduce i tempi di godimento in quanto questi, come sopra già precisato, erano legati al periodo di ammortamento (che per i beni oggetto dei benefici aveva una estensione minima di 7 esercizi, quindi, dal punto di vista della cassa, di un periodo che andava dal terzo anno dopo l’effettuazione dell’investimento e si estendeva per 7 anni ulteriori) mentre la proposta attuale prevede un godimento del 4% annuo per 5 anni a partire dall’anno successivo a quello dell’effettuazione dell’investimento.

Obiettivi del piano Transizione 4.0. Fonte Mise

Il “pacchetto Patuanelli” sembra essere più potente

Dovranno essere poi attesi i regolamenti attuativi ma si ritiene non si possa parlare di peggioramento dei processi di attestazione del beneficio poiché, molto probabilmente, il godimento del credito d’imposta sarà subordinato alla presentazione di una relazione del tutto simile a quella che oggi viene già realizzata per asseverare le caratteristiche del bene per la fruizione del beneficio in oggetto. Un sensibile miglioramento invece è riscontrabile nella proposta relativa all’iperammortamento dei beni immateriali. Attualmente tale beneficio risulta fruibile solo nel caso in cui nel corso dell’anno di effettuazione dell’investimento si fosse realizzata l’interconnessione di un bene che godeva dei benefici dell’iperammortamento. Nella proposta presentata, invece, il beneficio sui beni immateriali è fruibile in ogni caso, evidentemente a patto che il bene immateriale sia utilizzato nell’ambito previsto dalla normativa.

Il Ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. Photo credits mise.gov.it

Sarebbe quindi possibile per una impresa, già dotata di beni in grado di interconnettersi alla infrastruttura informativa aziendale, l’acquisto di un software (per esempio un software Mes o una infrastruttura IoT) godendo del beneficio fiscale del 15% su 5 anni (3% all’anno) come credito d’imposta senza alcun tipo di prerequisito. Inoltre, in questo caso, c’è un miglioramento dell’intensità di supporto perché attualmente il beneficio complessivo sull’investimento era stimabile intorno al 10%. Queste misure (in particolare quella sui beni immateriali) appaiono particolarmente orientate alle piccole e medie imprese, soprattutto riguardo al miglioramento dei tempi relativi al recupero dei benefici maturati e, si spera, anche rispetto alla semplificazione delle procedure.

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Autore: Redazione
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