Trend Micro: ecco perché diventa fondamentale proteggere le reti industriali

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Industria 4.0, smart manufacturing, industrial IoT sono ormai termini ricorrenti nelle strategie degli operatori del mondo industriale: la connessione alla rete delle macchine industriali, unitamente alla progressiva convergenza di IT e OT offre infatti alle moderne industrie la possibilità di una maggiore integrazione dei sistemi, nonché di una migliore visibilità della catena di approvvigionamento e della logistica. Non solo: il monitoraggio e il controllo delle infrastrutture diventa più semplice ed efficace attraverso l’uso di sensori e attuatori intelligenti, nonché l’accesso e il controllo remoti. Senza contare che la costante acquisizione e trasmissione di dati tra dispositivi e macchine intelligenti offre alle industrie la possibilità di rilevare errori o inefficienze e di affrontarli immediatamente, incrementando così l’efficienza complessiva del processo produttivo.

L’importanza della rete

Gastone Nencini, Country Manager di Trend Micro Italia

Alla base del funzionamento delle moderne fabbriche connesse c’è la Rete, che oltre a essere assolutamente affidabile deve essere anche adeguatamente protetta: “Oggi viviamo un’interconnessione totale, con una moltiplicazione esponenziale dei device e dei nodi di rete. In particolare la rete può essere raffigurata come il nastro trasportatore di tutte le informazioni che device e macchinari si scambiano tra di loro. Il punto è che buona parte di queste informazioni sono lecite, ma altre non lo sono affatto. Dunque la rete industriale va senza dubbio adeguatamente controllata da un punto della sicurezza”, evidenzia Gastone Nencini, country manager di Trend Micro Italia. In effetti, in questi anni gli hacker si sono già dimostrati in grado di colpire le industrie connesse, non soltanto con l’obiettivo di sottrarre dati e informazioni ma persino per arrivare ad arrestare i processi produttivi. Magari sfruttando le lacune di sicurezza presenti in macchinari industriali non di ultimissima generazione che sono stati connessi alla rete con l’avvento di Industria 4.0.

I principali attacchi

“L’attacco che va per la maggiore è quello che prevede la richiesta di un riscatto, ovvero una sorta di cryptolocker applicato alle macchine industriali. Oppure ci sono state azioni miranti a sottrare quei dati che possono consentire di comprendere come funzionano questi apparati, spesso protetti da brevetti. Il punto è che nel momento in cui si riesce a prendere il controllo di un determinato sistema industriale diventa possibile fargli fare qualunque cosa. Immaginiamo che gli attaccanti riescano a modificare di qualche millisecondo il funzionamento dei sistemi di chiusura dei pacchi di biscotti prodotti da uno stabilimento industriale: mangeremmo tutti i biscotti rotti e le conseguenze economiche per l’azienda sarebbero notevoli.

Nel mirino ci sono anche le cosiddette infrastrutture critiche, come agli acquedotti, che oggi sono completamente dipendenti da sale di controllo digitali. Occorre infatti evidenziare come la protezione dal rischio cyber delle infrastrutture industriali abbia anche a che fare con la sicurezza fisica: un conto è colpire un classico pc, un altro è hackerare sistemi che possono avere un impatto diretto sulla vita delle persone. Ecco perché diventa davvero importante che le aziende capiscano l’importanza della posta in palio”, mette in luce Nencini.

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