Robot e umani, le regole per un buon “lavoro di squadra”

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Collaborazione fra uomo e Intelligenza artificiale, un tema controverso. E’ possibile sviluppare agenti e modelli IA in modo che possano collaborare come compagni di squadra con gli esseri umani. Ma l’integrazione di questi “team-mate” richiede metodologie efficaci per gestire l’assegnamento funzionale e un livello di fiducia elevato per consentire all’IA di operare autonomamente. Vediamo lo scenario che si muove intorno all’”integrazione del futuro”.

Chi segue il dibattito in corso può domandarsi se si tratti di un problema nuovo. L’uso della tecnologia in forma amplificativa, ovvero come amplificatore funzionale delle naturali capacità umane, è vecchio quanto l’uomo, e largamente accettato. Anzi, l’uso di strumenti tecnologici amplificativi è stato a lungo considerato dagli antropologi un tratto distintivo dell’umanità.

La tecnologia sostitutiva, costituita da sistemi totalmente o parzialmente autonomi, robot che prendono il posto dell’operatore umano nello svolgere una certa attività, è molto più recente, e tradizionalmente è stata guardata con maggiore diffidenza. All’inizio dell’Ottocento il telaio Jacquard, che permetteva a un singolo filatore di seta di fare il lavoro prima svolto da due persone, fece correre al suo inventore il rischio di essere linciato dalla folla dei disoccupati.

A partire dalla metà del secolo scorso, l’introduzione dei calcolatori elettronici ha favorito lo sviluppo di sistemi automatici che sono sia sostitutivi sia amplificativi delle capacità umane. Il sistema di guida di una metropolitana automatica, come quello adottato per la linea lilla a Milano, è un esempio tipio di questo tipo di sistemi: sostituisce l’uomo in un compito molto complesso, e lo fa assicurando livelli di prestazioni superiori.

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Il binomio AI-uomo e le ricadute occupazionali

Le ricadute economiche ed occupazionali dei sistemi automatici sostitutivi dell’uomo possono essere state malviste da alcuni (anche se non si è più arrivati alle reazioni estreme di tempi di Jacquard), ma non si è mai veramente dubitato del loro ruolo complessivamente positivo nello sviluppo economico e sociale. Questa accettazione può essere dovuta al fatto che resta chiaro chi comanda: lo scopo che un sistema automatizzato deve raggiungere è infatti codificato dall’uomo attraverso un programma, che determina il comportamento del sistema insieme ai valori d’ingresso. Quindi, se l’introduzione di tecnologie sostitutive elimina l’apporto umano da un certo tipo di lavoro (come la guida di un treno), nello stesso tempo lo richiede per altri compiti “superiori” (come la scrittura, la configurazione e la messa in opera del programma che lo guiderà).

Autore: Redazione