Pnrr: lavoriamo per una visione organica del sistema industriale, dalle filiere al trasferimento tecnologico

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Finalmente ci siamo. Dopo l’esame delle Camere, il testo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è ormai pronto per il passaggio a Bruxelles. Come è noto, i contenuti sono più robusti delle attese: 222,1 miliardi, frutto della somma tra i 191,5 miliardi finanziati dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza – strumento chiave del Next Generation Eu – e i 30,6 miliardi del Fondo complementare finanziato dallo scostamento di bilancio. A fronte di questa maggiore dotazione, è da segnalare che sono state ridotte di oltre quattro miliardi quelle relative al Piano Transizione 4.0, che passa da oltre 18 a 13,97 miliardi.

Nel testo i si legge che «il Piano Transizione 4.0, dal valore di circa 14 miliardi di euro, di cui almeno il 10 per cento destinato a incentivare l’acquisto di beni intangibili innovativi quali i servizi di cloud computing e big data analytics; lo stanziamento di 750 milioni di euro di contributi a sostegno di progetti industriali ad alto contenuto tecnologico, tra i quali ricade la produzione di semiconduttori; e la migrazione al cloud delle pubbliche amministrazioni centrali e locali stimolerà lo sviluppo di un ecosistema di servizi basati sul “cloud”, accelerando così lo sviluppo dell’offerta italiana».

Un plauso al Governo di Mario Draghi che ha centrato in pieno i fondamentali obiettivi di arrivare in tempo e di presentarsi in modo autorevole di fronte all’Unione Europea e agli altri Stati membri grazie anche alla declinazione del consistente piano di Riforme a supporto del Piano fortemente raccomandato dalla UE. A noi che abbiamo fatto della Fabbrica Intelligente la nostra ragion d’essere non può non dispiacere la riduzione di quattro miliardi del budget del Piano Transizione 4.0, ma si tratta comunque di un piano efficace e risorse integrative potranno aggiungersi in corso d’opera, anche con fondi dello Stato o delle Regioni. Non va dimenticato, infatti, che il cammino di Ripresa e Resilienza non si ferma certo a Bruxelles, anzi. Il piano entrerà nel vivo nella fase di attuazione, che è ancora da definire e che comporta un fine tuning.

 

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Autore: Redazione