Oem: sette regole d’oro per guadagnare con le macchine utensili

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C’è un mito da sfatare: i costruttori di macchine utensili non dovrebbero implementare tecnologie che apparentemente non servono al cliente, anche quando queste rappresentano l’avanguardia nel settore. Perché queste tecnologie comporterebbero uno sforzo inutile per l’Oem e una spesa non facilmente ammortizzabile per l’azienda acquirente. Ad esempio, che senso ha inserire una forma avanzatissima di intelligenza artificiale solo per rilevare possibili guasti? In realtà, tipologie più semplici sembrano apparentemente sufficienti. Peccato che sul medio-lungo termine, causino più problemi che vantaggi.

Industria Italiana ne ha parlato con alcuni Oem (Nordmeccanica, Zani Presse, Breton, Ocme e Fameccanica) ed esperti del settore. Dal confronto con loro, si possono derivare sette “regole” per gli Oem in tema di digitalizzazione delle macchine utensili

1)      Anche considerato che una macchina utensile dovrebbe essere operativa per 20 anni e che la fidelizzazione è fondamentale, deve essere l’Oem a suggerire le implementazioni tecnologiche strettamente necessarie, interpretando le reali necessità dell’end-user.

2)      L’Oem deve predisporre una strategia che tenga conto, come vedremo, di più elementi: business model, roadmap tecnologica, competenze e back-end dell’innovazione (scalabilità di quest’ultima nell’azienda).

3)      L’Oem deve sapere che al centro del suo rapporto con l’end-user il prodotto è solo una delle componenti: all’acquirente interessano sempre di più i servizi.

4)      L’Oem deve implementare soluzioni digitali funzionali ad un obiettivo concreto (per l’end-user e per l’Oem).

5)      Non è necessario inserire nella macchina sensori reali quando una certa grandezza può essere rilevata da quelli virtuali, di cui parleremo.

6)      Per evitare di sprecare un’enorme mole di dati provenienti dalle macchine che l’Oem ha in giro per il mondo, e per consentire anche all’end-user di ottenere informazioni razionali, è meglio utilizzare tecnologie come la data integration e la data fusion, che saranno spiegate in seguito.

7)      Per poter accedere ai dati delle macchine delle aziende clienti, occorre creare relazioni di fiducia (e ottenere certificazioni internazionali sulla cyber security).

Stabilimento di Breton

Tutto questo è emerso a margine del convegno “Macchine Connesse: La Parola ai Costruttori”, organizzato dalla start-up hi-tech (che opera nei settori dell’Industria 4.0, dell’IoT e della digitalizzazione) 40Factory e tenutosi a fine settembre a Piacenza, all’Università Cattolica del Sacro Cuore. I pareri e le esperienze sono stati rielaborati da Industria Italiana, che ha anche approfondito con colloqui personalizzati e con elementi derivanti dalla sua attività giornalistica.

In seguito, le “regole” spiegate e sviluppate.

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Autore: Redazione