Non solo Recovery Fund: tutto il credito che l’Italia può avere

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L’Europa si è impegnata in uno sforzo senza precedenti per la ripresa post pandemica. Non solo il Recovery Fund, ma tutta una serie di iniziative che hanno coinvolto tutte le istituzioni dell’Unione, dalla Commissione, alla Bei al Fei. Iniziative nate nel seno della crisi da Covid e mirate a guidare il rilancio. E che per l’Italia rappresentano un’occasione unica e senza precedenti per uscire dal torpore economico in sui staziona da vent’anni. Al nostro Paese sono destinati circa un terzo di tutti i fondi stanziati: dai notissimi 209 miliardi del Recovery, a circa 30 dei 100 del piano Sure per il lavoro. Un terzo anche dei piani messi in piedi dalla Bei. Senza considerare tutti i fondi per lo sviluppo regionale (Fers), stanziato dall’Ue per ridurre i gap tra i territori e che pur non essendo strettamente legati alla pandemia si sommano ai primi generando una vera montagna di opportunità. La dotazione e le finalità del Fesr del Fondo di coesione (che assiste gli Stati membri con un reddito nazionale lordo pro capite inferiore al 90% della media dell’Unione europea, sempre nell’ottica di eliminare gli squilibri) per il periodo successivo al 2020 sono stati da poco definiti: quasi 234 miliardi di euro per “investire in un’Europa più intelligente, più verde, più connessa, più sociale e più vicina ai cittadini”.

Ai soldi dell’Europa si sommano le iniziative locali guidate da Cdp: insomma, ora la sfida è usare questi soldi in maniera corretta, su progetti che aumentino il Pil e la sostenibilità complessiva dell’economia. Interventi che devono essere mirati su infrastrutture, digitalizzazione, dissesto idrogeologico, pmi. E che, se così strutturati, anche contraendo nuovo debito di lungo termine, non peseranno sul bilancio dello Stato ma serviranno ad aumentare il denominatore di quel ratio debito/Pil che tanto ci attanaglia. Di tutto questo si è parlato nel corso dell’evento “Finanziamo lo sviluppo, strumenti per fronteggiare la crisi”, organizzato da Finlombarda, società in house di Regione Lombardia e intermediario finanziario vigilato da Banca d’Italia. La Lombardia si candida a testa di ariete di questo movimento di rilancio e Finlombarda, come ha detto il presidente Michele Vietti «vuole essere il punto di incontro tra finanza e imprese locali e il fulcro d in un ecosistema finanziario aperto basato sula collaborazione tra credito tradizionale e fintech, operatori pubblici e privati, banche e finanziarie regionali. Collaborazione necessaria per la ripartenza della Lombardia e (perciò) dell’Italia».

 

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