Legge di Bilancio 2023: l’industria rimane in secondo piano

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E’ stato potenziato il finanziamento alla Sabatini, ma continuano a mancare invece le nuove risorse destinate al Piano Industria 4.0. L’impostazione della Legge di Bilancio 2023 non sottovaluta l’importanza della digitalizzazione delle imprese, anzi sul lungo periodo si insiste sulla formazione delle giovani generazioni, con misure sulle discipline Stem fin dalla scuola primaria. Ma la scelta di fondo, praticamente obbligata, di concentrarsi sul sostegno a famiglie e imprese contro il caro energia, lascia in secondo piano le strategie per l’industria. Anche se, va detto, il Governo annuncia novità per l’inizio del 2023.

Un primo passo è già stato fatto con il Milleproroghe, approvato il 21 dicembre, che consente di utilizzare il credito d’imposta per i beni strumentali ordinati nel 2022, con le stesse aliquote, anche a fronte di una consegna che avvenga entro la fine di dicembre 2023 (è una slittamento di sei mesi, come vedremo). Per l’anno prossimo, il delle Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ha definito «assolutamente necessario» il rifinanziamento dei crediti d’imposta per la transizione 4.0. Per il resto, le misure in manovra per le imprese si risolvono nel taglio al cuneo fiscale (inizialmente solo a favore dei lavoratori, poi corretto durante l’iter parlamentare con un punto di sconto anche per i datori di lavoro), la proroga dei crediti d’imposta per la quotazione delle Pmi, esoneri contributivi per le nuove assunzioni.

 

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