La sfida della transizione digitale ed ecologica per la manifattura italiana

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Nei giorni in cui si svolge, a Glasgow, la COP26 – che chiama a raccolta 196 Paesi per discutere le strategie necessarie al contrasto dei cambiamenti climatici – si intensifica il dibattito sul ruolo dell’industria nel guidare la transizione verde.

Soltanto guardando ai dati italiani si capisce quanto l’industria giochi un ruolo di primo piano nel passaggio verso un’economia circolare e una società più sostenibile. Il settore è infatti responsabile di oltre il 40% del consumo energetico italiano: secondo i dati Terna, nel 2020 l’industria ha assorbito il 44% dei consumi elettrici e la sola manifattura il 38%.

Ma non si tratta solo di energia: il passaggio verso un’economia circolare, necessario per raggiungere gli obiettivi europei di contrasto ai cambiamenti climatici, richiede di ripensare completamente l’approccio alla produzione, dalla scelta delle materie prime, ai processi all’interno degli stabilimenti, a tutto il ciclo di vita del prodotto.

Cambiamenti a cui oggi si può guardare non solo con speranza, ma con concretezza, grazie alla maturità raggiunta dalle tecnologie digitali. Saranno proprio queste, sottolineano gli esperti, i driver che abiliteranno la transizione. Per questo si utilizza il termine “twin revolutions” (rivoluzioni gemelle) quando si parla della transizione verde e di quella blu o digitale.

Proprio questo è stato il tema della puntata di su 360ON, il format del gruppo Digital 360, intitolata “Transizione digitale e transizione ecologica: la doppia sfida per la manifattura italiana”. Ad animare la discussione esponenti di primo piano del mondo accademico, della politica e dello scenario industriale italiano per fornire alcuni spunti di riflessione sugli step da seguire per effettuare i cambiamenti necessari a una trasformazione digitale e sostenibile della manifattura.

 

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