La difesa made in Europe prende il volo con Eurofighter. Leonardo protagonista

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Oltre 24mila posti di lavoro altamente qualificati in Italia, con più di 400 fornitori in Europa per 661 velivoli ordinati da 9 Paesi. Sono alcuni dei numeri di Eurofighter, il più importante programma aeronautico della storia industriale europea e tra i maggiori su scala internazionale. Gestito dal consorzio Eurofighter GmbH, è partecipato da Leonardo, Bae Systems e Airbus Defence & Space: una collaborazione tra Italia, Regno Unito, Germania e Spagna che ha all’attivo oltre 580.000 ore di volo. Leonardo svolge un ruolo chiave nella produzione di componenti aeronautici ed elettronici dell’avanzato caccia multiruolo (ala sinistra, flaperon esterni, parte posteriore delle sezioni di coda della fusoliera e oltre il 60% dei sistemi avionici di bordo).

«Le tecnologie per la produzione del caccia nascono in collaborazione con la forza armata, che definisce i requisiti e ci consente di restare all’avanguardia nello sviluppo di questi prodotti, che servono alla sicurezza del Paese – commenta Guido Sibona, responsabile Eurofighter Program Unit di Leonardo – C’è molta Italia nel programma Eurofighter, soprattutto per quanto riguarda la parte strutturale, i materiali compositi e i componenti elettronici, dove il nostro Paese ha dato dimostrazione di essere all’avanguardia. Questa tecnologia serve anche come ponte verso le future generazioni dei velivoli da difesa: sono un vero e proprio banco di prova per lo sviluppo delle future tecnologie e dei futuri requisiti dei velivoli da difesa».

L’azienda guidata da Alessandro Profumo è anche responsabile della linea di assemblaggio finale dei velivoli ordinati da Italia e Kuwait, situata presso lo stabilimento di Caselle a Torino. E proprio a proposito di Kuwait, lo scorso dicembre sono stati consegnati i primi due velivoli, a cui seguirà la consegna degli altri 26, come previsto dal piano «La collaborazione tra le industrie partner è stata la chiave per progredire nel progetto – chiosa Sibona – Dietro questo prodotto ci sono quattro nazioni, migliaia di tecnici, ingegneri e aziende: ciò ci consente di mantenere operativa una linea di assemblaggio finale qui in Italia. In questo modo possiamo mantenere competenze e capacità che sono peculiari dello sviluppo dei velivoli militari, con una ricaduta molto importante per Leonardo e per tutto l’indotto». Ai 510 Typhoon ordinati dai quattro paesi partner si aggiungono i velivoli di Arabia Saudita (72), Austria (15), Oman (12), Kuwait (28) e Qatar (24), per un totale di 661 aerei ordinati.

 

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