Imposta sui servizi digitali, chi deve pagare e quanto: tutte le regole dell’Agenzia delle Entrate

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Nel corso del mese di marzo, a seguito dell’approvazione del Decreto Sostegni che ha prorogato il termine per il versamento al 16 maggio 2021, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato una circolare per far luce sugli aspetti più rilevanti dell’Imposta sui servizi digitali e capire chi rientra nel suo ambito di applicazione.

In questo articolo vediamo come funziona la nuova imposta e cerchiamo di fare chiarezza su chi deve pagare, quanto e per che cosa.

Che cos’è l’imposta sui servizi digitali

Introdotta originariamente dalla legge n. 145/2018 (la legge di bilancio 2019), l’Imposta sui servizi digitali è una tassa pari al 3% dei ricavi derivanti da determinati servizi digitali realizzati da imprese di rilevanti dimensioni.

In particolare, come spiega l’Agenzia delle Entrate, l’imposta è dovuta da imprese, anche non residenti sul territorio nazionale, con ricavi globali pari ad almeno 750 milioni di euro, a condizione che abbiano conseguito almeno 5,5 milioni di euro di ricavi in Italia derivanti da determinati servizi digitali.

 

 

 

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Autore: Redazione