Hpe e Ambrosetti: il Next Generation Cloud per il sistema Paese e la pubblica amministrazione può valere fino a 222 miliardi di euro

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Seconda manifattura in Europa – dopo la Germania – e settima al mondo: che l’Italia abbia le potenzialità per fare impresa lo dicono i fatti. Ma ora è necessario passare a un’economia maggiormente dinamica, che consenta interoperabilità fra le infrastrutture e una gestione migliore dei picchi di lavoro informatici. La digitalizzazione del Paese è il primo passo, ma ora la vera parola chiave è cloud. Che per Hpe è Next Generation Cloud, basato sul concetto di Everything-as-a-Service (XaaS): un modello (vedere in proposito l’intervista a Stefano Venturi che abbiamo pubblicato in due parti, una qui e una qui) che risolve molte delle difficoltà che hanno rallentato l’utilizzo di questa risorsa, in grado di traghettarci nella data economy.

«Le aziende sanno di dover cambiare modello di business, collocando il digitale al centro di ogni innovazione perché è l’abilitatore di tutti gli elementi – commenta Stefano Venturi, presidente e amministratore delegato di Hewlett Packard Enterprise Italia – Non si può più aspettare: ora si deve adottare un modello as a service che vada oltre il cloud di prima generazione, che sia pervasivo e che segua i clienti nella loro mappa di utilizzo».

Una società impiega mediamente due anni per spostare i dati in cloud, ma con il nuovo modello pensato da Hpe i clienti non muovono il loro server e possono entrare in modalità as a service, riuscendo a gestire il pay per use delle infrastrutture che sono installate, non spostando i dati ma solo in modo differente il capitale. Si può muovere il data center dove vuole il cliente e a tempo zero si entra in questa modalità, senza cambiare le applicazioni: sarebbe un impatto enorme per il sistema Paese, perché aumenterebbe la competitività delle imprese, delle istituzioni e della filiera Ict nazionale.

 

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