Componentistica auto, così Agrati… riaccende la spina nel post Covid e punta a 600 milioni

  • Postato da: Redazione
>>Credit: Puoi leggere l'articolo originale che è stato pubblicato da questo sito

 

«Puntiamo a riportare il fatturato, a quota 600 milioni, quest’anno». Parola di Paolo Pozzi, Ceo di Agrati, storico produttore di sistemi di fissaggio (viti, dadi) ad alta resistenza in provincia di Monza e Brianza. L’azienda, di proprietà del socio unico Cesare Agrati, è oggi presente sul mercato con dodici stabilimenti produttivi dislocati tra Italia, Francia, Usa e Cina. Acquista ogni anno 160mila tonnellate d’acciaio per produrre otto miliardi di pezzi utili nell’assemblaggio di 40 milioni di auto in tutto il mondo. Non è strano che nel 2020 la società abbia subito le sorti del mercato di sbocco, l’automotive, con un forte calo di fatturato – attestatosi sulla soglia dei 517 milioni. Agrati è un campione del mondo della componentistica auto, vera e propria colonna della manifattura made in Italy.

Per Pozzi, «si tratta di risalire la china», per poi spiccare il volo i prossimi anni. Per far ciò, è stata studiata una strategia molto articolata, che ovviamente tiene conto dei trend che riguardano l’automotive e la sua materia prima, l’acciaio; ma anche l’industria in generale. Anzitutto, l’elettrificazione dei veicoli. Agrati sta studiando sistemi di fissaggio realizzati con materiali alternativi come polimeri o leghe di rame (con zirconio e cromo), per venire incontro, rispettivamente, alla richiesta di prodotti isolanti o conduttori. In secondo luogo, la trasformazione digitale. Le macchine di stampaggio sono già interconnesse; ora saranno collegate, per l’analisi dei dati, al Cloud Azure di Microsoft e a quello di altri provider. In terzo luogo, la flessibilità produttiva per rispondere alle esigenze dei clienti ed alla volatilità della domanda.  Si realizza con la lean production, con un uso intenso di magazzini intermedi, con di macchine di diverso tipo (alcune delle quali a cambio rapido e settaggio esterno), e con una accurata programmazione della produzione.

Continua a leggere questo articolo pubblicato su industriaitaliana.it

Autore: Redazione