Collaborazione pubblico-privato, sovranità tecnologica e skill adeguate: la ricetta per un Paese connesso e sicuro

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Sono tre i pilastri ancora necessari come fondamenta per costruire una cyber security ormai indispensabile per le aziende, il sistema produttivo e il Paese. Il primo è rappresentato da uno sviluppo della collaborazione e delle partnership tra settore pubblico e privato.

Il secondo dal fatto di creare le condizioni per una maggiore indipendenza e ‘sovranità’ tecnologica, dell’Italia e dell’Europa, rispetto alle tech company americane e asiatiche. Il terzo anello ancora debole della catena della cyber sicurezza italiana è rappresentato dalla mancanza o carenza di esperti e figure specializzate: servono tecnologie specifiche – meglio se Made in Italy o Made in Europe – ma sono indispensabili e ancora troppo pochi i professionisti e i super tecnici in grado di farle funzionare al meglio.

Tre esigenze prioritarie da valorizzate e rafforzare, emerse nel corso del cyber security360 Summit organizzato dal gruppo Digital360, quest’anno in formato digitale, giunto all’ottava edizione e intitolato ‘La nuova strategia italiana della cyber security’.

Un meeting online che ha chiamato a raccolta numerosi esperti e centinaia di partecipanti interessati a capire meglio come contrastare minacce e intrusioni informatiche che, come confermano tutte le analisi e rilevazioni di settore, sono in continuo aumento e sempre più dannose per chi viene colpito, dalle industrie alle banche, dagli ospedali a imprese grandi e piccole e di ogni settore di attività.

 

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